Canapa Storia Benefici e Utilizzi

STORIA DELLA CANAPA

La Canapa rappresenta un passato da non dimenticare, una cultura profondamente radicata nel nostro paese, un mondo di antiche tradizioni, giunte a noi da paesi lontani. Nella nostra zona si coltiva la canapa fin dal tempo delle invasioni saracene, che portarono a conoscenza delle popolazioni locali questa pianta così preziosa un tempo per la cultura contadina.
La Canapa Sativa è un’antica risorsa rinnovabile di primaria importanza per un futuro sostenibile. Estremamente rustica ed adattabile, può essere trasformata in un’infinità di prodotti: cosmetici, carta, tessuti, materiali per la bio-edilizia o per l’industria automobilistica, integratori alimentari, combustibile, prodotti terapeutici...
ORIGINI
Nel XIV sec. dopo Cristo compaiono in Cina le prime testimonianze scritte sugli usi terapeutici dei semi di canapa. Queste attribuivano loro molteplici proprietà. Il consumo regolare di semi di canapa garantiva una costituzione sana ed una lunga vita. I semi di canapa venivano somministrati specificatamente anche nel caso di problemi legati al ciclo mestruale, stitichezza o tendenza all’intestino pigro, vomito, avvelenamento. Semi, olio e succo della pianta venivano anche usati esternamente per la cura di malattie della pelle, ferite aperte. L’uso dei semi in Europa è riconducibile a tempi antichi. Nell’antica Grecia e nell’antica Roma si utilizzavano semi di canapa ed olio di canapa, oltre a decotti di radici di canapa, già nel I sec.dopo Cristo, quali medicamenti per uso esterno ed interno. I semi erano considerati un accertato rimedio per la cura del mal d’orecchie, causato dall’otturazione del canale auricolare. In altre zone dell’Europa è noto l’uso della canapa dall’inizio della nostra storia. Ritrovamenti antichi con la presenza di semi di canapa ci sono stati in Polonia,e nell’attuale Germania. La prima citazione scritta della canapa si trova nel Capitulare di Carlo Magno (ca. 800 d.C.).Gli uomini dell’alto medioevo hanno usato soprattutto la fibra della pianta, per ricavarne resistenti tessuti per l’abbigliamento e per l’uso tecnico (cordami, vele,..). Contemporaneamente venivano usati i nutrienti semi di canapa sia come alimenti di per sé, che come semi da olio.
OGGI
La Canapa Sativa è una soluzione antica per moderni problemi di pelle. L’olio estratto dai semi di Canapa è ricco di Omega-3 ed Omega-6, di acido Gamma Linolenico, di vitamina E e vitamine del gruppo B, di aminoacidi essenziali e di oligoelementi. Previene effi cacemente la disidratazione cutanea, nonché tutti gli stati di estrema sensibilità e fragilità epidermica, favorendo un sano equilibrio e la normale funzione barriera della pelle. Grazie al facile assorbimento quest’olio è eccezionale per la cura intensiva e rigenerante di tutto il corpo.

I BENEFICI DEI SEMI E DELL’OLIO DI CANAPA

I semi di canapa appartengono senza dubbio alla categoria di semi da olio di maggiore importanza alimentare e fisiologica. Da secoli vengono usati per l’alimentazione umana. Fino all’epoca della seconda Guerra l’olio di canapa era un noto olio vegetale. Solo dopo alla Guerra la canapa venne messa da parte in seguito al proibizionismo mondiale della Marijuana. Da circa dieci anni assistiamo ad un suo diffondersi nelle varietà povere di sostanza stupefacente, come materia prima e base per la produzione di fibre e seme di alta qualità. Oggigiorno semi di canapa da coltivazioni certificate e ed olio di canapa spremuto a freddo vengono offerti nei negozi di prodotti naturali, supermercati, farmacie e negozi specializzati con i prodotti da canapa. La scienza ha scoperto l’elevato valore dell’olio di canapa solo negli ultimi anni e profetizza alla canapa oggi un grande futuro come pianta da olio.
I semi di canapa contengono tutti gli otto aminoacidi essenziali. L’organismo umano è in grado di ricavare ed elaborare dalle proteine della canapa tutte le proteine di cui abbisogna. La vitamina B ed E sono presenti in grande quantità nei semi di canapa. L’olio di canapa contiene una percentuale insolitamente alta di acidi grassi polinsaturi (circa il 90%), che hanno una importanza fondamentale per l’alimentazione umana. In particolare gli essenziali acidi linoleici (50-70%) ed alfa linolenici sono particolarmente rilevanti. Da 10 fino a 20 grammi di olio di canapa sono sufficienti per coprire il fabbisogno giornaliero di questi acidi grassi di un organismo umano. I semi di canapa e l’olio di canapa rappresentano con questi componenti un alimento particolarmente prezioso dal punto di vista fisiologico-alimentare. Inoltre ci sono molti possibili impieghi terapeutici.
Particolare attenzione merita in questo contesto un ulteriore componente. La canapa rientra nella categoria ristrettissima di piante da olio i cui semi contengono l’acido gamma linolenico (GLA: 2-4%). la carenza di acidi gamma linolenici può condurre a disturbi della sintesi della prostaglandina.Con l’immissione per via alimentae di questi acidi gamma linolenici si possono risolvere questi disturbi di ricambio dei grassi.
L’assunzione di acidi gamma linolenici può inoltre influenzare positivamente diversi disturbi, tra cui la neurodermite, la sindrome premestruale, l’artrite reumatoide, la neuropatia diabetica, per citare solo gli ambiti d’utilizzo più importanti. L’azione si basa soprattutto sul miglioramento della formazione della prostaglandina.
L’acido alfa linolenico ha efficacia simile a quella dell’olio di pesce, e può quindi essere utilizzato nei casi di malattie del sistema circolatorio e di infiammazioni croniche.
Dal punto di vista botanico si tratta dei frutti della canapa, di una piccola noce, ricoperta di uno strato sottile, lucido e duro. I semi, ricchi di sostanze nutrienti, sono marroni fino a grigio-neri, talvolta anche di color verde-grigio. Il diametro dei semi di canapa è in media dai 3 ai 4 mm.
Contengono mediamente 28 – 35% di sostanza grassa, 30 – 35% di carboidrati, 20 – 24% di proteine ed un’elevata percentuale di vitamina B, rispetto ad altri alimenti di origine vegetale, (in particolare della vitamina B1 e B2), di vitamina E, calcio, magnesio, e ferro. Il contenuto delle sostanze nutritive assimilabili è in media del 29% degli oli, del 13% delle proteine e del 17% dei carboidrati.
Il contenuto di proteine dei semi di canapa è di circa 20-24% ed è quindi, paragonato ad altri semi da olio, come per esempio i semi di lino con il loro contenuto di proteine di 18%, alquanto elevato. Le proteine vengono suddivise nei loro componenti costitutivi, gli aminoacidi, nel tratto stomaco-intestino. Il valore nutritivo di una proteina viene definita essenzialmente dalla composizione degli amminoacidi. Otto di questi 21 aminoacidi non sono prodotti dall’organismo umano, devono essere assunti dall’esterno perché l’organismo abbia a disposizione le proteine indispensabili in quantità sufficiente. Questi otto amminoacidi vengono quindi denominati essenziali.
Una proteina qualitativamente secondaria ha un contenuto di amminoacidi essenziali sfavorevole, cioè non ne ha affatto o in quantità ridotte. Per esempio la soia contiene fino al 48% di proteine, ma mancano alcuni amminoacidi essenziali. Il fabbisogno umano di proteine non può venir coperto dalla soia.
La canapa contiene con il 20-24% solo la metà delle proteine totali contenute nella soia, tuttavia sono presenti tutti ed otto gli amminoacidi essenziali. La proteina è dunque qualitativamente superiore nella canapa rispetto alla soia. Dalle proteine dei semi di canapa l’organismo umano può trarre tutte le proteine essenziali.
Qual è il fabbisogno giornaliero di un adulto in fatto di proteine? Questo fabbisogno oscilla, a seconda del peso corporeo e dell’attività fisica, tra i 45 ed i 120 grammi al giorno, per aumentare in presenza di attività molto pesante. Un piccolo confronto: con circa 300 grammi di semi di canapa si assimilano 60-70 grammi di proteine.
Accanto alle proteine gli acidi grassi sono i componenti piĂą importanti dei semi di canapa. Dai semi si estrae un prezioso olio con caratteristiche fisiologico-alimentari eccellenti ed un gusto caratteristico.
Dai preziosi semi di canapa si estrae un olio altrettanto pregiato tramite un processo di spremitura molto delicato. Essendo racchiuso in una “buccia” dura, il seme viene protetto da fattori esterni, in particolare acidi e luce. Per la produzione di olio il seme viene spremuto fino alla fuoriuscita dell’olio. Qui è necessaria una certa cautela. Con la spremitura si innalza la temperatura e con un elevarsi eccessivo le proteine ed i grassi si modificano. Tanto le proteine quanto gli acidi grassi polinsaturi reagiscono alle temperature elevate.
Le proteine si snaturano a partire da temperature superiori ai 40°, si modificano nella loro struttura chimica. Questo può condizionare l’assimilazione degli amminoacidi. Per quanto riguarda i grassi contenenti acidi grassi insaturi, a partire da temperature di 50° avvengono delle modificazioni. Le catene doppie vengono interrotte e si trasformano negli acidi grassi saturi, meno preziosi dal punto di vista fisiologico ed alimentare. Nella spremitura dunque le temperature non dovrebbero salire oltre i 40°. Se si raggiungono inoltre temperature assai più elevate, come per esempio se si fa friggere l’olio, si a vrà come conseguenza l’insorgere di sostanze tossiche.
Il risultato della spremitura a freddo dei semi di canapa è un olio di qualità con un caratteristico gusto ed il colore altrettanto tipico, verde, dell’olio di canapa. A causa del limitato sviluppo di calore durante la spremitura si mantengono inalterati i valori dei suoi preziosi componenti. I più importanti sono gli acidi grassi polinsaturi, i linoleici e l’alfa-linoleico, oltre al raro gamma-linolenico,alle proteine ed alle vitamine.
Gli acidi linolenici ed alfa-linolenici sono acidi grassi essenziali, cioè non vengono prodotti dal nostro organismo, eppure sono vitali, da ricercare necessariamente negli alimenti.
Lo svantaggio di questo processo di spremitura consiste nel quantitativo relativamente basso di olio prodotto, rispetto alla spremitura a caldo o a quella tramite solventi chimici.
Nell’ottica di una diffusione progressiva della cultura della canapa, l'olio che viene apprezzato per le sue virtù terapeutiche in molti paesi stranieri. Sperimentazioni ad altissimo livello si stanno effettuando per la cura di disturbi di lieve o anche gravissima entità come per esempio di dermatiti atopiche, psoriasi, acne, disturbi cardiovascolari, artrite reumatoide ed altri disturbi infiammatori, osteoporosi, PMS, menopausa, sclerosi multipla, diabete, depressione cronica, postparto, ecc….. Questi studi vengono portati avanti faticosamente, anche perché la ricerca scientifica è finanziata dall’industria farmaceutica, che non ha uno specifico interesse nello sviluppo di un rimedio naturale, economico ed alla portata di tutti.

UTILIZZI DELLA CANAPA

La canapa è una pianta dal fusto alto e sottile, con la parte sommitale ricoperta di foglie, e può superare i 4 metri d'altezza. La parte fibrosa del fusto si chiama "tiglio" e la parte legnosa "canapolo". La canapa può essere coltivata per due scopi principali: per la fibra o per i semi. Se si coltiva la canapa per la fibra tessile il raccolto va fatto subito dopo la fioritura, si possono ottenere fibre tessili (20%), stoppa (10%) e legno o canapolo(70%). Se invece si coltiva la canapa per i semi occorre aspettare la maturazione degli stessi, e la parte fibrosa o tiglio risulta inadatta per l'uso tessile. Una importante caratteristica della pianta di canapa è la sua produttività. E' la pianta più produttiva in massa vegetale di tutta la zona temperata: una coltivazione della durata di tre mesi e mezzo produce una biomassa quattro volte maggiore di quella prodotta dalla stessa superficie di bosco in un anno. Oltretutto, data la sua velocissima crescita, essa sottrae la luce e soffoca tutte le altre erbe presenti sul terreno, e lo libera quindi da tutte le infestanti meglio di quanto non sappiano fare i diserbanti.
TESSUTI
La pianta di canapa é più produttiva in fibra tessile del cotone, inoltre la sua la fibra è molto più robusta e dura più a lungo. Attualmente può essere lavorata in modo da renderla sottile quanto si vuole, e viene proposta in sostituzione del cotone e delle fibre sintetiche.
ALIMENTAZIONE
Per il loro valore nutritivo i semi di canapa sono stati proposti come rimedio alla carenza di proteine dei paesi in via di sviluppo.Le qualità dell'olio di canapa sono eccezionali. E' particolarmente ricco di grassi insaturi ed è l'ideale per correggere la dieta dell'uomo moderno e per prevenire le malattie del sistema cardiocircolatorio, inoltre può essere efficacemente utilizzato per uso esterno. Altrettanto straordinarie sono le proprietà di questo olio per gli usi industriali: non a caso è stato paragonato all'olio di balena. Le vernici fabbricate con questa materia prima, oltre a non essere inquinanti, sono di alta qualità. Con l'olio di canapa si possono inoltre fabbricare saponi, cere, cosmetici, detersivi (veramente biodegradabili), lubrificanti di precisione ecc.
I semi di canapa vengono usati da secoli nell'alimentazione umana, specie in oriente. Si rivelano nutrimento prezioso per il nostro organismo grazie al loro elevato contenuto di proteine (tutti e 8 gli amminoacidi essenziali), vitamine (E, B1, B2, B6) ed acidi grassi polinsaturi (linoleici 50-70% ed alpha-linolenici 15-25%, oltre al 5% del raro gamma linolenico, nell'olio di canapa estratto dai semi). 1 o 2 cucchiaini al giorno contribuiscono a soddisfare il fabbisogno giornaliero di Omega 3 e Omega 6. L’olio alimentare si può consumare sui cibi o assumere a parte, a seconda dei gusti. Il caratteristico retrogusto nocciolato conferisce un sapore unico ai piatti. L’olio di Canapa Sativa non contiene THC, sostanza psicoattiva presente nella più nota varietà chiamata Cannabis Indica. Il suo utilizzo non ha quindi nessuna controindicazione.
COSMESI
Un Acido Grasso Polinsaturo opportunamente veicolato in un cosmetico (crema, oleolito), può direttamente incorporarsi nei lipidi strutturali dello strato corneo per il mantenimento della giusta idratazione. Quindi l'uso di tali preparati è estremamente interessante soprattutto per realizzare cosmetici destinati a pelli tendenti alla rugosità, alla secchezza, alla screpolatura. Il campo ideale di sfruttamento oggi di tali principi attivi è quello relativo ai prodotti anti invecchiamento, tendenti a migliorare l'aspetto esterno della pelle e ritardarne per quanto più possibile il processo di invecchiamento. L’azione dell’olio di Canapa sulla pelle è anche preventiva degli stati di irritazione e dei processi infiammatori.
Ne trarranno beneficio non solo le pelli senescenti, ma anche quelle molto delicate, o sottoposte ad uno stress di tipo ambientale (luce, freddo, calore, raggi del sole, vento,.). L'effetto reidratante e restitutivo di elasticità ed emollienza alla cute apportato dal trattamento con cosmetici contenenti nella loro frazione lipidica acidi grassi insaturi essenziali è progressivo, cioè progredisce col perdurare del trattamento. L'olio di canapa è da considerarsi quindi un nuovo e veramente interessante lipide per cosmetica – oltre che integratore dietetico – in funzione dell'alto contenuto in acidi grassi insaturi, oltre che varie vitamine.
Ricordiamo in particolare l’elevato contenuto di vitamina E, a cui va riconosciuta la funzione antiossidante, in virtù della quale si ostacola efficacemente la formazione di radicali liberi, quindi l’invecchiamento della pelle (impedisce la perossidazione degli acidi grassi insaturi dei fosfolipidi di membrana), e le vitamine del gruppo B, in particolare B1, B2 (altresì detta riboflavina: una carenza di Vit. B2 può causare per esempio screpolatura delle labbra ed altre forme leggere di dermatiti. In casi più gravi si osserva anche un’estrema sensibilità alla luce solare), e B6.
La carenza organica di GLA provoca alla cute problemi tipo desquamazione, disidratazione, disturbi della cheratinizzazione ed in generale disorganizzazione nelle stratificazioni epidermiche.Funzione degli acidi grassi polinsaturi della serie Omega 6 è proprio di normalizzare gli stratilipidici intercellulari. L’applicazione cutanea di questi acidi grassi causerà dunque una riduzione della disidratazione transepidermica, un perfezionamento della normale funzione di barriera ed una normalizzazione del processo di cheratinizzazione della pelle.
Appare sempre piĂą evidente che i PUFA Omega 6 sono non soltanto componenti chiave del regime alimentare, ma anche delle applicazioni topiche.
In particolare è da far notare che, tra gli oli naturali contenenti insaturi, è proprio l'olio di canapa quello che presenta un rapporto veramente ottimale (1:3) tra i due acidi grassi essenziali più importanti: Omega 3 (acido gamma-linolenico – LNA) e Omega 6 (acido linoleico – LA).
L'olio di canapa è caratterizzato da una elevata fluidità e dal fatto che penetra molto facilmente. Tra gli olii da massaggio, ad esempio, è certamente da considerarsi il migliore per il fatto che è moderatamente untuoso.
L'olio di canapa è pure altamente suggerito quale componente ideale di prodotti solari (specialmente in preparati doposole) e di saponi, di creme restitutive ed elasticizzanti, di emulsioni. Applicato sui capelli qualche ora prima dello shampoo, ridona loro lucentezza e vigore, riequilibrando il cuoio cappelluto. Li rende nel contempo morbidi e facili da pettinare.
CARTA
Una volta estratta la fibra tessile o dopo aver raccolto di semi, rimangono la stoppa più la parte legnosa o canapolo, che non si possono considerare solo un semplice sottoprodotto, ma un'altra importante materia prima. Con la stoppa si può fabbricare carta di alta qualità, sottile e resistente. Con le corte fibre cellulosiche del legno si può produrre la carta di uso più corrente, come la carta di giornale, i cartoni ecc.Fare la carta con la fibra e il legno della canapa comporta importanti vantaggi: innanzitutto per la sua enorme produttività in massa vegetale; un altro grosso vantaggio della canapa è costituito dalla bassa percentuale di lignina rispetto al legno degli alberi, che ne contengono circa il 20 % oltread un'analoga percentuale di sostanze leganti.Attualmente le grandi cartiere utilizzano solo il legname degli alberi. Il processo per ottenere le microfibre pulite di cellulosa, e quindi la pasta per la carta, prevede l'uso di grandi quantità di acidi che servono per sciogliere il legno. Questa operazione, ad un tempo costosa ed inquinante, non è necessaria con la carta di canapa ottenuta dalla sola fibra, e per quanto riguarda il legno di acidi ne servono meno della metà. Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco e la carta che se ne ottiene è già stampabile. E per renderla completamente bianca è sufficiente un trattamento al perossido di idrogeno (acqua ossigenata), invece dei composti a base di cloro necessari per la carta ricavata dal legno degli alberi.
MATERIALI PLASTICI
Con la cellulosa di cui la pianta è ricca, attraverso un processo di polimerizzazione, si possono ottenere materiali plastici pienamente degradabili che, se in molti casi non possono competere con le sofisticate materie plastiche di oggi, hanno comunque fin dall'inizio una serie di usi importanti per imballaggi, isolanti e così via.
COMBUSTIBILI
La canapa, per la sua alta resa in massa vegetale, è considerata anche la pianta ideale per la produzione di combustibili da biomassa in sostituzione dei prodotti petroliferi.
Con la cellulosa di cui la pianta è ricca, attraverso un processo di polimerizzazione, si possono ottenere materiali plastici pienamente degradabili che, se in molti casi non possono competere con le sofisticate materie plastiche di oggi, hanno comunque fin dall'inizio una serie di usi importanti per imballaggi, isolanti e così via.
Usi medici della Cannabis e del THC
Osservazioni generali
Ci sono notevoli differenze nelle conoscenze sugli usi medici della cannabis e dei cannabinoidi nelle diverse malattie. Per la nausea e il vomito associato con la chemioterapia anticancro, l'anoressia e la cachessia nell'HIV/AIDS, la spasticitĂ  nella sclerosi multipla e nelle lesioni traumatiche del midollo spinale, ci sono forti evidenze di benefici medici. Per molte altre indicazioni, come epilessia, disturbi del movimento e depressione ci sono molti meno dati disponibili. Tuttavia, le prove scientifiche per una specifica indicazione non riflettono necessariamente il reale potenziale terapeutico per una data malattia.
Gli studi clinici con singoli cannabinoidi o, meno spesso, con preparazioni della pianta intera (marijuana fumata, estratto di cannabis in capsule) sono spesso stati ispirati da esperienze positive aneddotiche di pazienti che avevano usato prodotti grezzi di cannabis. Gli effetti anti-emetici, stimolatori dell'appetito, rilassanti, analgesici e l'uso terapeutico nella sindrome di Tourette furono tutti scoperti in questo modo.
Osservazioni accidentali hanno anche rivelato effetti terapeuticamente utili. Ciò è avvenuto in uno studio su pazienti con malattia di Alzheimer, in cui il fine principale era l'esame degli effetti stimolatori dell'appetito del THC. Ma non solo aumentò l'appetito e la massa corporea, ma anche diminuirono i comportamenti anormali fra i pazienti. La scoperta della diminuzione della pressione endo-oculare con la somministrazione di THC, all'inizio degli anni 1970, fu anch'essa dovuta a una felice casualità. Altre interessanti indicazioni che non sono state scientificamente investigate, ma restano problemi comuni nella moderna medicina possono beneficiare del trattamento con cannabis e cannabinoidi. Per questa ragione, negli ultimi tre-quattro anni sono state condotte delle indagini interrogando le persone che usano cannabis a scopo terapeutico. Sono state condotte sia come interviste orali non standardizzate nel corso di ricerche sul potenziale terapeutico della cannabis da parte di istituzioni scientifiche o statali (in Gran Bretagna, il Select Committee sulla scienza e la tecnologia della Camera dei Lord, negli USA l'Institute of Medicine) sia come indagini anonime utilizzando questionari standardizzati.
Nausea e vomito
Il trattamento degli effetti collaterali associati alla chemioterapia antitumorale è l'indicazione meglio documentata dei cannabinoidi, con circa 40 studi (THC, nabilone, altri analoghi del THC, marijuana). La maggior parte degli studi è stata condotta negli anni 1980. Il THC deve essere dato a dosi relativamente alte, per cui i suoi effetti collaterali si manifestano abbastanza spesso. In uno studio, il THC è stato inferiore alla metoclopramide ad alte dosi. Non ci sono confronti del THC con i moderni antagonisti della serotonina. Mentre il dronabinol è meno accettato nel trattamento degli effetti collaterali della chemioterapia, nella medicina popolare i cannabinoidi rimangono ben accettati e sono spesso usati anche in altre cause di nausea, incluse l'AIDS e l'epatite.
Anoressia e cachessia
Un effetto stimolatore dell'appetito del THC è stato osservato con dosi giornaliere refratte, per un totale di 5 mg. Se richiesto, la dose giornaliera può essere aumentata fino a 20 mg. In uno studio a lungo termine di 94 pazienti con AIDS, l'effetto stimolatore dell'appetito del THC è continuato per mesi, confermando il miglioramento dell'appetito notato in uno studio più breve di 6 settimane. Su una scala visiva analogica, il THC ha raddoppiato l'appetito rispetto a un placebo. I pazienti hanno tendenzialmente mantenuto un peso stabile lungo un periodo di sette mesi. Un effetto positivo sul peso corporeo fu anche riportato in 15 pazienti con malattia di Alzheimer che in precedenza rifiutavano il cibo.
SpasticitĂ 
In piccoli studi clinici del delta-9-tetraidrocannabinolo, nabilone e cannabis, è stato osservato un effetto benefico sulla spasticità provocata da sclerosi multipla o lesioni del midollo spinale. Fra gli altri sintomi influenzati positivamente, dolore, parestesie, tremore e atassia. Nella medicina popolare ci sono segnalazioni di miglior controllo della vescica e dell'intestino. C'è anche qualche evidenza aneddotica di benefici della marijuana nella spasticità dovuta a lesioni cerebrali.
Disturbi del movimento
Ci sono alcune segnalazioni aneddotiche positive di una risposta terapeutica alla cannabis nella sindrome di Tourette, la distonia e la discinesia tardiva. L'uso nella sindrome di Tourette è attualmente oggetto di studi clinici. Molti pazienti hanno solo un modesto miglioramento, tuttavia alcuni mostrano una risposta notevole o addirittura un completo controllo dei sintomi. Nei pazienti con SM, a seguito della somministrazione di THC si è avuto un beneficio nell'atassia e una riduzione del tremore. Nonostante occasionali segnalazioni positive, nessun successo obiettivo è stato osservato nel parkinsonismo o nella malattia di Huntington. Tuttavia, i prodotti a base di cannabis potrebbero dimostrarsi utili nella discinesia indotta dalla levodopa nella malattia di Parkinson, senza peggiorare i sintomi primari.
Dolore
Ci sono solo pochi studi clinici dei cannabinoidi in condizioni dolorose. In uno studio, il THC orale si è dimostrato efficace nel dolore da cancro in dosi di 15 o 20 mg. Tuttavia alcuni pazienti ebbero effetti collaterali intollerabili. In uno studio in doppio cieco su un singolo caso, un paziente con febbre mediterranea familiare chiaramente ridusse il suo bisogno di oppiacei quando riceveva il THC rispetto a quando riceveva il placebo. La cannabis è stata usata con successo nella moderna medicina popolare in una moltitudine di condizioni dolorose, tra cui l'emicrania e altre forme di cefalea, malattie muscolo-scheletriche, artrite, nevralgie, neuropatie, dismenorrea, colite ulcerosa, malattia di Crohn, ecc.
Glaucoma
Nel 1971, durante una ricerca sistematica sugli effetti della marijuana in consumatori sani, fu osservato che essa riduceva la pressione endo-oculare. Nei 12 anni seguenti sono stati fatti numerosi studi in soggetti sani e in malati di glaucoma con marijuana e diversi cannabinoidi naturali e sintetici. La marijuana diminuisce la pressione interna dell'occhio del 25-30% in media, a volte fino al 50%. Alcuni cannabinoidi non psicotropi, e in misura minore, anche alcuni costituenti non-cannabinoidi della canapa diminuiscono la pressione endo-oculare.
Epilessia
L'uso nell'epilessia è fra le più antiche indicazioni storiche della cannabis. Esperimenti su animali hanno fornito prove degli effetti antiepilettici di alcuni cannabinoidi. L'effetto anticonvulsivo della fenitoina e del diazepam sono stati potenziati dal THC. Secondo pochi "case report" del XX secolo, alcuni pazienti epilettici continuano a utilizzare la cannabis per controllare un'altrimenti incontrollabile malattia convulsiva. L'uso di cannabis può occasionalmente scatenare convulsioni.
Asma
Gli esperimenti per studiare gli effetti antiasmatici del THC o della cannabis datano principalmente dagli anni 1970, e sono tutti studi "in acuto". Gli effetti di una sigaretta di marijuana (2% THC) o del THC per bocca (15 mg), rispettivamente, corrispondono all'incirca a quelli di dosi terapeutiche dei comuni broncodilatatori (salbutamolo, isoprenalina). Siccome l'inalazione di preparati di cannabis può irritare la mucosa bronchiale, la somministrazione orale o un altro sistema alternativo sarebbero preferibili. Pochissimi pazienti hanno sviluppato broncocostrizione dopo inalazione di THC.
Dipendenza e astinenza
Secondo "case report" storici e moderni,. la cannabis è un buon rimedio per combattere i sintomi da astinenza nella dipendenza da benzodiazepine, oppiacei e alcool. Per questa ragione, è stata chiamata da alcuni "droga di passaggio all'indietro". In questo contesto, sia la riduzione dei sintomi fisici dell'astinenza che dello stress collegato alla sospensione dell'abuso di droghe può avere un posto fra i suoi benefici.
Sintomi psichiatrici
Un miglioramento dell'umore nella depressione reattiva è stato osservato in diversi studi clinici con il THC. Ci sono segnalazioni addizionali che riferiscono un beneficio con i cannabinoidi in diversi disturbi e malattie psichiatriche, come disturbi del sonno, sindromi ansiose, sindrome bipolare, distimia. Vari autori hanno espresso differenti punti di vista su cannabis e sindromi psichiatriche. Mentre alcuni enfatizzano i problemi causati dalla cannabis, altri ne promuovono le potenzialità terapeutiche. Molto probabilmente i prodotti a base di cannabis possono essere sia benefici che dannosi, a seconda del caso specifico. Il medico curante e il paziente devono essere aperti a una valutazione critica dell'argomento, ed essere franchi su entrambe le possibilità.
Malattie autoimmuni e infiammazione
In diverse sindromi dolorose secondarie a processi infiammatori (p.es. colite ulcerosa, artrite) i prodotti a base di cannabis possono agire non solo come analgesici, ma anche dimostrare capacità anti-infiammatorie. Per esempio, alcuni pazienti che usano cannabis riferiscono una minore necessità di steroidi e di FANS. Inoltre, ci sono alcune segnalazioni di effetti positivi dell'automedicazione con cannabis in condizioni allergiche. Non è ancora chiaro se i prodotti a base di cannabis possono avere un effetto rilevante sui processi eziopatogenetici delle malattie autoimmuni.
Sindromi varie e miste
Ci sono numerose segnalazioni positive da parte di malati in condizioni patologiche che non possono essere facilmente inquadrate nelle categorie precedenti, come gli acufeni, la "sindrome di stanchezza cronica", la "sindrome delle gambe irrequiete", e altre. Diverse centinaia di possibili indicazioni della cannabis e del THC sono state descritte dai vari autori.
I prodotti a base di cannabis spesso hanno ottimi effetti in malattie con una sintomatologia multiforme, coperta dallo spettro delle azioni del THC. Per esempio, nelle sindromi dolorose di origine infiammatoria (p.es. artrite), o accompagnate da un tono muscolare aumentato (p.es. crampi mestruali, lesioni del midollo spinale), o in malattie con nausea e anoressia, accompagnate da dolore, ansia e depressione (p.es. AIDS, cancro, epatite C).