echinacea - purpurea - angustifolia

                                  


              

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Guida Echinacea

         Un "forte" aiuto naturale per il nostro sistema immunitario

Con l'arrivo della stagione fredda tutto il nostro organismo, ma soprattutto le prime vie respiratorie, sono minacciate da batteri e virus, che possono provocare raffreddori e influenze.

L influenza è una malattia ad  insorgenza acuta, il più delle volte colpisce le vie respira­torie, è causata da virus, che, "variando l'a­spetto" di anno in anno, non possono essere riconosciuti dal Sistema Immunitario, ed è per questo che ogni volta è facile ammalarsi. L'influenza è caratterizzata da tosse, febbre, mal di testa, infiammazione alle alte vie respi­ratorie, dolori alle articolazioni, indebolimento generale.

Ogni anno sono resi disponibili dal Ministero della Sanità vaccini che garantiscono l'immu­nità contro il ceppo influenzale che si aspetta

essere il più comune per quell'anno, ma, ovviamente, tale vaccino non sarà in grado di forni­re immunità contro "l'infinità" di batteri o virus che potrebbero invadere il nostro organismo e provocare malattie.

Ecco, allora, il crescente interesse verso quelle piante ad azione immunostimolante, cioè in grado di rafforzare le naturali difese del corpo, in modo da rendere l'organismo meno sogget­to all'aggressione da parte degli agenti esterni nocivi; in questo modo gli episodi di malattia potranno essere ridotti, in maniera naturale.

Una delle piante più apprezzare da tempo per la sua azione immunostimolante è l'Echinacea; in realtà dietro questo nome si celano le tre specie più comuni utilizzate in terapia: Echinacea angustifolia, Echinacea pal­lida, Echinacea purpurea.

L Echinacea è una pianta nota fin dall'anti­chità agli Indiani del Nord America per le sue numerose proprietà curative, soprattutto per la cura di piaghe e ferite. Attualmente è sfrut­tata per l'azione immunostimolante. Nel presente libretto l'intento è quello di informare il Lettore riguardo le virtù della pianta e dei suoi principi attivi, ritenuti il fulcro dell'azione tera­peutica dell'Echinacea.

L Echinacea è una pianta originaria dell'Ame­rica del Nord, appartiene alla famiglia delle Compositae (Asteraceae) famiglia di cui fanno parte anche la margherita, il tarassaco, il girasole, ecc., generalmente tutti quei fiori che possiedono una struttura a forma di cali­ce attorniata da petali.

Anche l'Echinacea possiede una struttura simile: è una pianta erbacea perenne il cui fiore presenta al centro un prominente cono, da questo fatto deriva il nome americano Coneflower; la pianta produce grossi fiori violacei o rosa, i cui petali sono lunghi ed ornamentali.

Il nome Echinacea deriva dal greco Echinos, che significa "riccio di mare", questo nome può essere riferito o ai semi, che alla sommità presentano un margine membranoso con quattro denti, o alla forma della testa spi­nosa della pianta fiorita; il nome linneano è Rudbeckia angustifoglia, dedicata a O. Rudbeck, botanico svedese del XVII secolo.

I tre tipi di Echinacea utilizzati a scopo tera­peutico sono:

 Echinacea angustifolia,  Echinacea purpurea,  Echinacea pallida,

ma le specie endemiche delle praterie Nord Americane sono nove; nella Figura 2 possia­mo notare quali siano tali specie e quale sia la loro zona di crescita Generalmente l'Echinacea è una pianta che giunge a completo sviluppo in alcuni anni: nel primo anno di crescita vengono prodotti uno o più steli che crescono fino ad 1m da terra, le foglie sono raggruppate a grappolo a 30 cm circa dal suolo, e presentano un rizo­ma di 20 - 30 mm.


 Echinacea angustifolia cresce nelle praterie, presenta foglie lanceolate con peluria rigida e ruvida, le foglie basali sono seghet­tate e di 6 - 9 cm di lunghezza, le radici sono lunghe e profonde. La fioritura va da Giugno a Settembre.

 Echinacea purpurea cresce nelle fore­ste aperte, presenta foglie ruvide, ovali e gla­bre, le radici non penetrano profondamente nel terreno; il fiore è, generalmente, di colore violaceo, e fiorisce in Giugno - Settembre, w- Echinacea pallida cresce nelle praterie, fiorisce da Maggio ad Agosto; anche questa specie possiede proprietà curative, ma forse è la meno conosciuta; il fiore è di colore bianco.

Al giorno d'oggi si possiedono molte infor­mazioni sull'efficacia di questa pianta, il cui uso deriva da antiche conoscenze empiriche, che hanno oggi trovato il riscontro dei moder­ni metodi di studio.

Attualmente fare indagini sull'Echinacea significa studiare un complesso puzzle di informazioni che traggono origine dall'espe­rienza degli Indiani Nativi del Nord Americani per giungere alle più moderne verifiche di laboratorio.

Echinacea: Pellerossa e Storia

Al contrario di molte altre piante terapeuti-che conosciute da tempo immemorabile l'uso dell'Echinacea venne rinvenuto dagli europei solo nel 1700, quando si scoprì essere utiliz­zata dalle comunità Pellerossa del Nord America a scopo curativo; allo stesso tempo, era considerata una pianta sacra.

i ritiene che ben 14 tribù Pellerossa utiliz­zassero l'Echinacea come rimedio contro i morsi di serpenti e di insetti velenosi; in questi casi gli Sciamani indiani davano da masticare le foglie e le radici a chi era stato morso, mentre cercavano di eliminare il veleno dalla circolazio­ne con l'incisione della cute; sulla ferita era poi applicata una poltiglia ottenuta dalle foglie e dalle radici della pianta fresca; in 2-3 giorni i sintomi dell'avvelenamento scomparivano.

La documentazione a noi pervenuta informa del fatto che gli Indiani del Nordamerica sfrut­tassero preferibilmente l'Echinacea angu­stifolia, come:

Agente istimolante la guarigione ut Rimedio contro le malattie infettive ut Antidolorifico, analgesico

 

1 AGente Curativo

Malattie Infettive

Antidolorifico

Disturbi oculari

Parotite

Mal di denti

Punture di insetti

Ghiandole ingrossate

Mal di testa

Morsi di serpente

Raffreddore

Mal di stomaco

Ferite superficiali

Tosse

Lenitivo bruciature

Bruciature scottature

Influenza

 

Le prime testimonianze scritte e documenta­te riguardo l'uso dell'Echinacea angustifolia e dell'Echinacea purpurea risalgono al 1762 e si trovano nel libro intitolato "Flora Virginica", pubblicato da Grovonius, dove l'uso dell'Echinacea purpurea è indicato per curare le piaghe da sella dei cavalli.

Dagli anni in cui venne scoperta la pianta agli anni in cui iniziò un uso medicinale siste­matico, trascorse un bel po' di tempo, duran­te il quale ben poche informazioni caratteriz­zarono il suo uso ; un esempio è la descrizio­ne di Riddel, risalente al 1835, che illustrò l'Echinacea purpurea utilizzando queste paro­le: "Radice spessa, nera, dal sapore molto pungente, aromatica, carminativa, poco conosciuta".

Per avere le prime notizie sull'introduzione dell'Echinacea nella medicina pratica bisogna aspettare il 1904 con J. U. Lloyd, infatti è pro­prio all'inizio del XX secolo che la tintura di Echinacea viene annoverata fra i medicinali più venduti in America, dove era raccomandata come terapia per le infezioni localizzate e siste-miche, per curare raffreddori e influenze, ma anche contro foruncoli, afta e ulcere varicose.

Nel 1910 in America questo tipo di rimedio venne dichiarato privo di valore terapeutico, ma nonostante questa campagna diffamatoria il suo uso continuò grazie alla tradizione della medicina popolare, fino al 1930 circa, dopo di che, negli Stati Uniti, conobbe un momento di crisi.

Nello stesso periodo in Europa, soprattutto in Germania, si iniziò a coltivare e ad utilizzare l'Echinacea; attualmente la Germania è il paese che ha pubblicato i più interessanti lavo­ri scientifici sull'uso terapeutico di tale pianta.

in Europa la popolarità degli estratti di Echinacea crebbe rapidamente, e la sua fama è legata alla capacità di "spegnere" sul nasce­re i sintomi di influenza e raffreddore.

Attualmente anche negli Stati Uniti l'uso di questa pianta è tornato alla ribalta grazie ad un'ampia ed attendibile documentazione scientifica che ne conferma la validità.

J.I fatto che il suo uso stia prendendo sempre più campo nell'ambito dei rimedi fitoterapici è sinonimo della validità della sua azione terapeu­tica, e la presente pubblicazione, avvalendosi di serie fonti informative, ha lo scopo di guidare il Lettore verso il corretto uso dell'Echinacea.

        Principi Attivi dell'Echinacea

I  principi attivi presenti nell'Echinacea pos­sono venire raggruppati in diverse classi chi-miche di appartenenza; per rendere più chiara la classificazione elenchiamo nella seguente tabella 2 le classi chimiche di appartenenza

 

Classe

Molecole

Polifenoli

Acido clorogenico, Acido caffeico, Acido cicorico

Polisaccaridi

Echinacina B, Echinacoside, Arabinogalattano

Monosaccaridi

Arabinosio, Glucosio, Xilosio

Terpeni

Cariof illene

Vitamine

Vitamina A, C, E

Alchilammidi

Isobutilammide

con le loro molecole; la descrizione dei singo­li principi attivi più importanti verrà fatta in seguito Come in qualsiasi altro rimedio naturale la forza e le virtù di quest'ultimo non dipendono tanto da un singolo componente più efficace degli altri, ma piuttosto dall'energia che tutti insieme sviluppano, in maniera sinergica, così da interagire con il nostro organismo e modi­ficare la nostra fisiologia in senso positivo, garantendo il miglioramento o il mantenimen­to dello stato di salute.

Per verificare l'efficacia della pianta sono state condotte indagini ed approfondimenti sui singoli componenti chimici scoperti nell'Echi-nacea; molte altre indagini sono ancora in corso. Gli studi effettuati hanno per­messo di confermare l'efficacia di questo rimedio naturale, che per molti anni era stato utilizzato in maniera empirica, ma sempre con ottimi risultati. Vediamo ora i componenti:

1. Echinacina B

i tratta di un complesso polisaccaridico ossia formato da più unità zuccherine) che ha dimostrato possedere proprietà antinfiamma-torie, immunostimolanti, antiflogistiche e cicatrizzanti; per questo è un componente che può essere utilizzato anche nelle preparazioni cosmetiche - dermatologiche.

Quando una preparazione contenente echi­nacina B viene applicata su di un edema, se ne può osservare la scomparsa, e l'effetto antiflogistico è direttamente proporzionale alla dose applicata; l'echinacina B manifesta, infatti, una discreta azione antinfiammatoria, come dimostrato nello studio Evidence from two classic irritation tests for an anti-inflam-matory action of a natural extract, Echinacina B. pubblicato su Food Chem Toxicol 1985 Feb;23(2):317-9 da: Tragni E, Tubaro A, Melis S, Galli CL.

2.   ECHINACOSIDE

i tratta di una molecola polisaccaridica a struttura complessa con azione immunostimo-lante, ha dimostrato inoltre anche un'attività simile a quella dell'interferone, una sostanza prodotta dal nostro organismo che è in grado di combattere le infezioni virali.

L Echinacoside possiede anche una mode­sta attività antibiotica, per cui è efficace nel-l'eliminare direttamente i batteri (sembra che 6 mg di echinacoside svolgano azione parago­nabile alla penicillina).

Considerando l'insieme di tutte le proprietà di questa molecola si nota come sia vero che l'Echinacea possa sia prevenire (in quanto immunostimolante) che coadiuvare la guari­gione dagli attacchi batterici (in quanto sop­prime direttamente i batteri e potenzia il Sistema Immunitario).

Recenti studi hanno reso noto che l'echina-coside è anche in grado di proteggere il colla­gene dai radicali liberi: quando questo è espo­sto all'attacco dei radicali liberi viene irrepara­bilmente danneggiato, mentre se il collagene è esposto alle stesse condizioni di degrada­zione con in più la presenza di echinacoside non viene alterato, perché protetto. Una simile azione protettiva sul collagene è stata scoperta anche in altre molecole presen­ti nell'Echinacea, ma l'azione più potente rimane all'echinacoside; in ordine avremo:

Echinacoside > Acido Caffeico > Acido Clorogenico

 

Data l'importanza di questa molecola, l'ac­quisto dei preparati a base di Echinacea dovrebbe essere fatto in base alla titolazione riportata di questo principio attivo

3. Arabinogalattano

La più importante funzione di questo polisac­caride è quella immunostimolante, azione condotta attraverso l'induzione dei macrofagi a fagocitare i microrganismi patogeni e anche le cellule tumorali; questo polisaccaride infat­ti stimola i macrofagi alla produzione del Tumor Necrosis Factor a (TNF a), dell'inter-leuchina 1 e dell'interferone, inoltre aumenta la proliferazione (e quindi il numero) delle cel­lule del Sistema Immunitario deputate alla produzione degli anticorpi, ottimizzando la difesa dell'organismo.

4.   ISOBUTILAMMIDE

In realtà questa non è l'unica molecola appartenente alla classe delle Ammidi Alchiliche dell'Echinacea, ma i più importanti studi riguardano questa particolare molecola; il tipico gusto della radice fresca e degli estratti di Echinacea sembra essere dovuto alla presenza di questa classe di molecole.

L’ isobutilammide svolge un'azione foto-tos­sica nei confronti dei funghi, inclusi quelli patogeni come la Candida albicans. È stato infatti dimostrato che l'isobutilammide inibi­sce fortemente la crescita dei funghi quando questi sono fatti crescere sotto una fonte di irradiazione UV (azione foto-tossica); in ogni caso si verifica l'inibizione della crescita anche senza irradiazione, ma in tal caso risul­terà significativamente più lenta (attività anti-fungina convenzionale).

i è inoltre scoperto che, le ammidi alchili­che polinsature possiedono un discreta atti­vità antinfiammatoria, infatti riescono ad inibi­re l'enzima cicloossigenasi, responsabile del­l'insorgenza dello stato infiammatorio.

Light-mediated antifungal activity of Echinacea extracts. Pubblicato su Planta Med 2000 Apr; 66(3):241-4 da: Binns SE, Purgina B, Bergeron C, Smith ML, Ball L, Baum BR, Arnason JT.

5. Acido Caffeico e Acido Clorogenico

L Acido Caffeico e l'Acido Clorogenico sono due derivati polifenolici; questi, come l'echi-nacoside, sono in grado di aumentare la pro­tezione del collagene nei confronti dei radica­li liberi.

La più importante attività di queste due mole­cole è l'inibizione dell'enzima batterico jaluro-nidasi: questo enzima è prodotto da alcuni batteri patogeni ed ha la capacità di degrada­re l'acido jaluronico, un costituente del derma che garantisce la consistenza alla nostra cute, svolge quindi azione di barriera meccanica contro la penetrazione di batteri nei tessuti sottostanti.

Queste due molecole, attraverso l'inibizione di tale "arma batterica", consentono di otte­nere un naturale aumento della difesa contro le infezioni batteriche tramite la via cutanea.

Azioni ed Usi dell'Echinacea

Prima di approfondire le conoscenze riguar­danti l'uso e le azioni dell'Echinacea è bene possiede alcune informazioni generali riguar­do il Sistema Immunitario degli esseri umani, infatti l'Echinacea stimola, modifica e rende più forte proprio questo sistema.

Come agisce il Sistema Immunitario?

Ogni cellula del nostro organismo presenta sulla sua superficie una proteina denominata MHC (Complesso Maggiore di Istocompati-bilità), questa proteina svolge un ruolo simile alle impronte digitali nell'identificare un indivi­duo; per tanto la MHC è identica per tutti i tipi di cellule di un soggetto, ma diversa da sog­getto a soggetto, ecco perchè questa proteina è indispensabile al Sistema Immunitario per distinguere le proprie cellule (self) da tutte quelle estranee (not-self).

Il Sistema Immunitario ha l'importante com­pito di riconoscere e distruggere tutto ciò che di not-self penetra nel nostro organismo, ossia batteri, virus, funghi, ma anche le cellu­le degli organi trapiantati, in quanto non pos­siedono la stessa proteina MHC dell'individuo che ha ricevuto l'organo.

I ale azione difensiva è svolta da cellule che circolano nel sangue e nel sistema linfatico; queste cellule sono:

w- i globuli bianchi o leucociti, che hanno il compito di difendere l'intero organismo da tutte le sostanze ad esso estranee; si possono suddividere in tre categorie:

  Monociti sono quelli che al momento del­
l'infezione si attivano, diventano macrofa­
gi e uccidono gli invasori, inglobandoli al
loro interno (fagocitosi).

  Granulociti a loro volta divisi in neutrofi-
li, acidofili e basofili; i neutrofili sono i più
comuni

• Linfociti sono divisi in linfociti Te linfoci­ti B, a loro volta si distinguono in nume­rose sottoclassi; sono responsabili della produzione degli anticorpi, e sede della "memoria" del Sistema Immunitario.

I utti questi tipi di cellule hanno in comune alcune caratteristiche, per esempio quella di attraversare le pareti dei capillari sanguigni (attività definita "diapedesi") per dirigersi nel focolaio di infezione e combattere gli elemen­ti estranei, di muoversi grazie ad estroflessio-ni della loro membrana (pseudopodi) e di eliminare tramite la fagocitosi gli elementi estra­nei per evitare l'aggravarsi delle infezioni.

Questa fase difensiva svolta dal Sistema Immunitario è chiamata aspecifica, poiché condotta indifferentemente contro qualsiasi tipo di batterio, virus, o sostanza inorganica che invade i nostri tessuti.

Quando i batteri riescono a superare la bar­riera offerta dai macrofagi, e ancora prima quella della cute (acido jaluronico), interven­gono i linfociti, cellule fautrici della difesa spe­cifica, ovvero mirata alla distruzione del parti­colare antigene (per antigene si intende qual-siasi sostanza estranea all'organismo in grado di scatenare una risposta immunitaria) che ha invaso l'organismo; questa difesa è attuata tramite la produzione di anticorpi, particolari proteine plasmatiche che riconoscono l'anti-gene estraneo e vi si "legano", permettendo ai macrofagi un più facile riconoscimento ed eliminazione di quest'ultimo.

In questo caso che il Sistema Immunitario acquisisce la cosiddetta "memoria", infatti, una volta che i linfociti sono attivati alla pro­duzione di anticorpi, una seconda esposizio­ne dell'organismo allo stesso tipo di antige­ne scatena una risposta più rapida e massic­cia, in modo da eliminare il più rapidamente possibile l'elemento di disturbo per evitare complicazioni.

Molti tra i farmaci di uso comune hanno come effetto quello di stimolare il sistema immunitario a reagire contro una specifica malattia (ossia verso un solo antigene), allo scopo di proteggere la nostra salute; un chia­ro esempio di simili farmaci sono i vaccini, sostanze che stimolano i linfociti a produrre anticorpi verso un determinato tipo di malat­tia, di modo che l'organismo possa acquisire una naturale difesa contro di essa.

Anche alcune erbe possono essere utilizza­te per rinforzare il Sistema Immunitario: queste erbe, Echinacea compresa, rinforzano la "frazione aspecifica" del Sistema Immunitario, ossia rendono tale sistema in grado di reagire più velocemente agli stimoli esterni, ma non influenzano direttamente le cellule produttrici di anticorpi, pertanto questa azione è definita immunostimolante.

Ora si capisce perché i prodotti ad azione immunostimolante rinforzano l'organismo contro tutti gli agenti esterni, e non contro una sola particolare malattia (antigene) come fanno i vaccini.

In seguito all'assunzione di derivati a base di Echinacea il nostro organismo si rafforza contro le malattie influenzali e da raffreddamento; in realtà non si acquista una vera difesa a "tempo indeterminato", come quella garantita dai vaccini, ma assumiamo una migliore protezione grazie al rinforzo delle cellule del sistema immunitario.

Dopo la scoperta degli antibiotici gli scienziati si sono sempre impegnati a ricercare molecole (di sintesi o meno) che potessero agire direttamente sui batteri o sui virus elimi­nandoli dall'organismo, salvando molte vite umane.

L'abuso di antibiotici però ha portato allo sviluppo di numerosi batteri resistenti all'azione di questi ultimi; ecco perchè si sta oggi valutando la possibilità di sconfiggere alcune infezioni attraverso la stimolazione del Sistema Immunitario, piuttosto che sommini­strando antibiotici ad ampio spettro.

Essenzialmente gli effetti negativi messi in relazione con l'abuso di antibiotici sono due:

ut Il primo è rivolto al nostro organismo, che viene debilitato e impoverito della naturale flora batterica intestinale, consueto scudo contro lo sviluppo di batteri patogeni e pre­ziosa fonte di vitamine (soprattutto K e alcune del gruppo B).

w Il secondo aspetto negativo è che lo spro­positato impiego di antibiotici ha causato l'aumento del numero di batteri resistenti alla loro azione, e cioè in grado di distrug­gere tali molecole, rendendole del tutto inefficaci.

Ecco perché, quando è possibile, è meglio stimolare il Sistema Immunitario a combattere le infezioni piuttosto che fornire antibiotici in grado di annientare i microrganismi.

L Echinacea è un'erba che in grado di incrementare le difese aspecifiche del nostro organismo; in altre parole, diversamente dai vaccini, che svolgono la loro attività solo contro un solo tipo di malattia, l'Echinacea stimola l'aumento delle prestazioni delle cel­lule del Sistema Immunitario contro tutti i tipi di malattia.

In più, diversamente dagli antibiotici, che sono letali verso un ceppo più o meno ampio di batteri, l'Echinacea rende tutte le cellule del Sistema Immunitario più efficienti nel combattere i diversi batteri, ma anche i virus e, sembra, le cellule cancerogene.

Descrivere  l'azione terapeutica dell'Echinacea è un compito reso complesso dal fatto che in terapia vengono indifferentemente uti­lizzate le tre specie più comuni di Echinacea.

I diversi principi attivi dell'Echinacea sono contenuti nelle diverse parti della pianta (fiore, radici e foglie) pertanto, se ci si vuole avvalere di una efficace azione terapeutica, è opportuno utilizzare preparazioni in cui sia dichiarato che il contenuto proviene dall'inte­ra pianta di Echinacea.

Fin dai primi anni del 1900 l'Echinacea venne raccomandata per la sua capacità di aumentare la resistenza dell'organismo con­tro le infezioni e nella terapia delle infezioni localizzate; l'antica medicina popolare nord americana utilizzava la pianta medicinale fre­sca e nella sua totalità (foglie, fiori e radici).

Ai giorni nostri varie formulazioni contengo­no estratti fluidi o liofilizzati o essiccati o sta­bilizzati in altri modi di Echinacea, in questo modo è garantita la stabilità dei principi attivi, e, quindi, mantenuta l'azione del rimedio fitoterapico del tutto paragonabile all'azione della pianta fresca. Come per la maggior parte delle piante offici­nali anche l'Echinacea è caratterizzata dal pos­sedere una moltitudine di principi attivi, di con­seguenza l'azione terapeutica della pianta non sarà una sola, ma numerose e tutte utili al man­tenimento della salute umana; in questa sessio­ne cercheremo di approfondire le azioni della pianta sull'organismo e gli usi che ne derivano.

malattie da raffreddamento

L'azione immunostimolante è la principale motivazione per cui l'Echinacea ha trovato un così vasto impiego sul mercato mondiale. Questa sua capacità è attestata da numerose prove sperimentali, che hanno confermato come l'Echinacea si avvalga di diversi mecca­nismi per garantire tale azione; ciò significa che il nostro Sistema Immunitario si rafforza grazie all'azione di processi sinergici.

Uno tra i meccanismi d'azione che assicura questo effetto è l'aumento della fagocitosi (meccanismo con cui le cellule del Sistema Immunitario eliminano gli invasori), altro meccanismo è l'aumento della produzione di inter­ferone e di interleuchine da parte dei macrofagi, nonché l'aumento del tasso ematico di properdina, una proteina circolante nel san­gue in grado di attivare altre proteine ematiche, circolanti in forma inattiva, e deputate alla distruzione delle cellule estranee; infine l'Echinacea incrementa il numero delle cellule deputate alla difesa dell'organismo. Per que­sto motivo l'Echinacea si dimostra un'efficace prodotto fitoterapico per potenziare le difese immunitarie.

I principi attivi dell'Echinacea responsabili dell'azione immunostimolante sono i polisac­caridi; la frazione proteica sembra, invece, responsabile dell'incremento dell'attività dei linfociti T.

L azione immunostimolante dell'Echinacea può essere opportunamente sfruttata per combattere raffreddori, influenze e infiamma­zioni alle alte vie respiratorie.  L’ uso di Echinacea aumentare la resistenza dell'organismo contro le aggressioni dei germi patogeni e dei virus è confermata da studi cli-nici; per esempio sono state condotte analisi sperimentali su un campione di 180 pazienti affetti da influenza: tali analisi hanno dimostra­to che l'estratto di Echinacea può ridurre signi­ficativamente sia i sintomi che la durata della malattia.

Come già accennato in precedenza, il mecca­nismo d'azione della pianta contro i batteri può essere sia diretto (azione simil - antibiotica dell'echinacoside) che indiretto (azione immu-nostimolante della frazione polisaccaridica).

Quindi il principale impiego dei preparati a base di Echinacea sono la prevenzione e il trattamento di malattie da raffreddamento, di lieve o media entità. 

Azione antiflogistica e malattie infiammatorie

L azione antinfiammatoria dell'Echinacea venne intuita per la prima volta nel 1950 da Meixner, che ottenne alcuni risultati positivi nella cura di pazienti affetti da artrite cronica.

 

Nel 1957 venne dimostrato che il succo di Echinacea fresca è in grado di ridurre circa il 22% delle infiammazioni artritiche, con una potenza pari al 50% di quella del cortisone.

Come è noto i derivati cortisonici possono causare numerosi effetti collaterali, fra cui quello di diminuire l'efficienza del Sistema Immunitario, causandone una ridotta funzio­nalità; proprio questo pericoloso fenomeno ne limita l'impiego per lunghi periodi.

La carta vincente dell'Echinacea e che può svolgere una discreta azione antinfiammatoria, seppure inferiore a quella del cortisone e dei suoi derivati, ma al contrario di questi ultimi ha la capacità di rafforzare il Sistema Immunitario.

L azione antinfiammatoria  dell'Echinacea

può essere sfruttata anche per applicazioni topiche sugli edemi, ottenendo buoni risultati; studi comparativi hanno rivelato che la poten­za antinfiammatoria dell'Echinacea è legger-mente inferiore a quella di alcune comuni molecole antinfiammatorie.

L attività antinfiammatoria  dell'Echinacea

risiede nelle molecole di natura polisaccaridi-ca, alcuni studi hanno messo in luce che l'e­stratto di Echinacea può stimolare le ghian­dole surrenali nella produzione dei loro ormo­ni, che sono in grado sia di svolgere una natu­rale azione antinfiammatoria, che di potenzia­re la difesa immunitaria dell'organismo.

protezione delle infezioni cutanee

L acido jaluronico è un normale costituente del derma in grado di formare lunghe fibre, le quali conferiscono robustezza e consistenza alla cute, in modo da garantire funzione di bar

riera meccanica contro la penetrazione di germi nei tessuti sottostanti.

L acido jaluronico si può quindi considerare il primo meccanismo di difesa del nostro orga­nismo contro l'invasione dei batteri: la stabi­lità delle fibre di acido jaluronico è una garan­zia nell'evitare sia le infezioni cutanee che la propagazione dei batteri a zone più estese.

Alcuni batteri patogeni possiedono un enzi­ma chiamato jaluronidasi, questo è in grado di attaccare le fibre di acido jaluronico renden­dole più lasse, facilitando quindi l'infiltrazione dei batteri nei tessuti.

Secondo alcuni autori Yeffetto stabilizzante dell'Echinacea sull'acido jaluronico potrebbe essere dovuto a due meccanismi d'azione, uno diretto e uno indiretto:

 Quello diretto è dovuto alla molecola di echinacina B che è in grado di inibire l'en­zima batterico jaluronidasi, in seguito ai numerosi e forti legami che si instaurano fra queste due molecole.

Quello indiretto sembra dovuto all'azione stimolante dell'Echinacea sull'attività e sulla riproduzione dei fibroblasti, cellule del derma che sintetizzano l'acido jaluroni-co e le fibre di collagene.

Grazie alla stimolazione dei fibroblasti l'Echinacea svolge anche un effetto rigeneran­te della cute lesionata, risultato che può esse­re sfruttato per facilitare l'azione cicatrizzante. Queste recenti scoperte scientifiche confer­mano la validità delle conoscenze degli Indiani del Nord America, che applicavano una polti­glia delle foglie e delle radici di Echinacea sulle ferite e sui morsi di serpente ed insetti velenosi, allo scopo di una loro più rapida rimarginazione.

Cicatrizzazione delle ferite

Quando la pelle perde la sua integrità i fibroblasti vengono stimolati alla sua ripara­zione, svolgono, cioè, un'azione cicatrizzante. La cicatrice è costituita da una abbondante sintesi di fibre di collagene che risaldano i margini della ferita.

La frazione polisaccaridica, quella alchilam-midicae i flavonoidi degli estratti di Echinacea sembrano essere implicati nella proliferazione dei fibroblasti, ma anche nell'incremento della loro attività di sintesi; in definitiva l'Echinacea stimola la cicatrizzazione.

 Recenti studi hanno confermato che l’acido caffeico, i suoi derivati (acido cicorico) e l'e-chinacoside svolgono un'azione protettiva dall'azione dei radicali liberi nei confronti del collagene, di conseguenza anche tali moleco­le sembrano coinvolte nel favorire un più rapi­do processo di guarigione.

■L preparati fitoterapici per uso topico (collu-tori, dentifrici, tinture per la cute) contenenti estratti di Echinacea, vengono solitamente impiegati in combinazione con altri estratti vegetali in modo da ottenere una favorevole azione sinergica per il comune trattamento di ulcere, foruncoli, geloni, infiammazioni cutanee e gengivali, infatti l'Echinacea possiede la capacità di accelerare la guarigione dei tessu­ti danneggiati o infetti.

Azione antibatterica, antivirale, antimicotica

Differenti verifiche sperimentali hanno confer­mato che l'uso di Echinacea impedisce il diffon­dersi di numerose infezioni, come per esempio raffreddori, influenze, infezioni alle prime vie respiratorie, ma anche a livello cutaneo.

Uno studio condotto su 160 pazienti con pro­blemi a carico delle vie respiratorie, trattati con 900 mg al giorno di estratto di Echinacea ha dimostrato che si può ottenere una riduzione del periodo di malattia, sia nel caso che la malattia fosse di origine batterica che virale, rispetto al gruppo trattato con un placebo.

La pianta possiede infatti una comprovata attività antibatterica, con azione simile a quel­la degli antibiotici, dovuta principalmente alla molecola di echinacoside; questo principio attivo possiede anche azione batteriostatica e fungistatica, azioni che portano al completo arresto della crescita dello Staffilococco aureus, dell'Escherichia coli, dello Pseudomo-nas aeruginosa e della Candida albicans.

Considerando il meccanismo d'azione dei virus bisogna ricordare che si comportano come "parassiti endocellulari", infatti non possedendo un proprio sistema riproduttivo dovranno sfruttare quello delle cellule, per questo motivo penetrano all'interno di que­ste ultime obbligandole a riprodurre i compo­nenti virali, e portandole al logoramento.

L attività antivirale dell'Echinacea è stata verificata in vitro su culture cellulari, da tali ricerche è risultato che l'effetto antivirale dell'Echinacea non si verifica tramite un'azione virucida, ma piuttosto attraverso la capa­cità di ostacolare la penetrazione dei virus (soprattutto Herpes simplex e virus influenza­li) all'interno delle cellule. In più, come già accennato, l'Echinacea permette alle cellule del Sistema Immunitario di incrementare la produzione di interferone; l'in­terferone è una proteina endogena circolante nel torrente sanguigno, in grado di contrasta­re lo sviluppo virale all'interno delle cellule non ancora infettate, per tanto l'Echinacea aumenta le difese immunitarie frenando lo svi­luppo delle malattie infettive, soprattutto nella stagione fredda.

Queste proprietà dell'Echinacea possono venire impiegate per la realizzazione di oppor­tuni rimedi in grado di determinare un aumen­to della naturale capacità del nostro organi­smo ad opporsi allo sviluppo di infezioni virali acute delle vie respiratorie (raffreddori, influenze, faringiti).

Azione antitumorale

La frazione polisaccaridica purificata (ossia estratta e separata dal resto dei componenti dell'Echinacea)    contiene    principi    attivi  (soprattutto l'arabinogalattano) che stimolano i macrofagi a produrre TNFoc, e interleuchine, molecole molto importanti, che permettono alle cellule immunitarie di distruggere le cel­lule estranee che invadono il nostro organi­smo, comprese quelle tumorali.

L uso in terapia di queste molecole per combattere il cancro non è assolutamente ancora confermato, tanto meno lo sono gli estratti di Echinacea, che contengono l'intero insieme di molecole attive; in ogni caso è un argomento ancora oggetto di discussioni e studi. Quello che incoraggia a proseguire la ricerca in questa direzione è il fatto che tali mole­cole sono completamente prive di tossicità nei confronti delle cellule del nostro organismo, a dispetto di molti farmaci antitumorali; la speranza è quindi quella di partire da queste molecole naturali per modificarle e renderle ancora più attive e selettive nei confronti delle cellule tumorali.

Altri Rimedi Naturali ad Azione Immunostimolante           

L intera pianta di Echinacea (fiori, foglie e radici), pur svolgendo una potente azione immunostimolante, non è la sola a dimostrar­si attiva in tal senso, anzi, esistono numero­se altre piante in possesso di una simile azione.

A volte il paziente non sembra avere giovamento dall'azione di prodotti a base di sola Echinacea, questo fatto potrebbe essere dovuto all'assunzione di preparati con bassa titolazione dei principi attivi dell'Echinacea; per migliorare questa azione si potrebbe pro­vare ad assumere un prodotto con un titolo superiore, o provare ad assumere rimedi fitoterapici formulati anche con altre piante, o sostanze, ad azione immunostimolante; in questo modo il Sistema Immunitario si troverà sollecitato da più fronti, e sicuramente si potrà ottenere  una  risposta  e aumenteranno potenzialità di ottenere una risposta.

Nei seguenti capitoli verranno riportate alcune tra le più comuni piante ad azione immunostimolante; in questo modo potremo completare il quadro dei rimedi contro i pro­blemi legati alla stagione invernale.

Uncaria Tormentosa

La pianta è un grosso arbusto tropicale ram­picante, spontaneo delle regioni a nord ovest dell'Amazzonia; appartiene alla famiglia delle Rubiaceae. Presenta rami spioventi con foglie ovali verde scuro, e tipiche spine lunghe 2 cm, ricurve verso il basso, poste alla base dei pic-cioli delle foglie, da questa caratteristica deri­va il nome Sudamericano Una de Gato (unghia di gatto).

Solitamente la parte utilizzata a scopo tera­peutico è la corteccia del fusto e delle radici delle piante adulte, che contiene alcaloidi, polifenoli, flavonoidi e catechine; i componenti più importanti sono, comunque, gli alcaloidi: è a questa frazione che si attribuisce l'azione immunostimolante, che si esplica attraverso aumento dell'attività fagocitaria dei macrofagi e attraverso l'aumento del numero dei linfociti T.

Le osservazioni compiute su questa pianta hanno dimostrato che la concentrazione delle molecole attive presenta una variabilità sta­gionale: è il periodo prima della fioritura quel­lo migliore per la raccolta della corteccia; per questo motivo è importante acquistare un pro­dotto a base di Uncaria Tomentosa in cui sia dichiarata la titolazione dell'estratto utilizzato.

Ricerche tossicologiche confermano che gli estratti di Uncaria non presentano alcuna tos­sicità alle dosi consigliate, e ciò la rende par­ticolarmente adatta anche ad un utilizzo per tempi lunghi, soprattutto in quei pazienti che necessitano di un prolungato stimolo del Sistema Immunitario.

Nessun effetto collaterale è stato osservato nei pazienti trattati con questa pianta.

Come tutti gli immunostimolanti l'Uncaria è sconsigliata ai soggetti in cui viene provocata farmacologicamente l'immunodeficienza (per esempio i pazienti che hanno subito un tra­pianto d'organo, al fine di evitare la reazione del Sistema Immunitario conosciuta come "rigetto"); se ne sconsiglia l'uso anche duran­te la gravidanza.

 

La propolis è una sostanza elaborata dalle api, da loro utilizzata per tappare i buchi del­l'alveare, di modo che non penetrino aria acqua od altri insetti. Per questo motivo il sistema utilizzato dagli allevatori di api per indurre ad aumentare la produzione di propolis è quello di introdurre una reticella metalli­ca a maglie fini all'interno dell'alveare.

Le api, vedendo un'infinità di buchetti, inizia­no a depositare propolis sulla reticella, al fine di chiuderli tutti; quando la reticella sarà com­pletamente "propolizzata" verrà estratta e la propolis sarà recuperata.

La Propolis è una sostanza formata da nume­rose componenti: resine vegetali, vitamine, amminoacidi, sali minerali, ma soprattutto: galangina, un bioflavonoide con spiccata atti­vità antibatterica.

In effetti la propolis è conosciuta principal­mente per le sue proprietà antibatteriche e disinfettanti, le quali sembrano essere dovute all'interazione di diversi meccanismi:

w inibizione della riproduzione dei batteri;

w- disorganizzazione del citoplasma e della membrana cellulare dei batteri, azioni che provocano la morte della cellula batterica;  ut inibizione della sintesi proteica, e conse­guente morte del batterio.

Un'altra importante azione della Propolis è quella immunostimolante; tale proprietà è par­ticolarmente evidente perché la propolis svol­ge l'azione di probiotico: una sua sommini­strazione a basso dosaggio e per un tempo abbastanza lungo mette in evidenza l'aumento della potenza del Sistema Immunitario.

Un recentissimo studio risalente all'ottobre 1999, condotto su volontari umani in salute, e di età compresa tra i 18 e i 45 anni, pubblica­to su Forsch Komplementarmed, 6(5): 256-60 riferisce che l'azione del Sistema Immunitario può incrementata in seguito alla somministra­zione di propolis a scopo profilattico, il tutto senza alcun effetto collaterale.

Acerola

L’ Acerola (Malpighia punicifolia) è un arbu­sto che può arrivare fino a 5 metri d'altezza. Cresce spontaneamente nei boschi a clima secco dell'America meridionale e centrale e della Giamaica.

Si sviluppa anche su terreni sabbiosi, e nelle coltivazioni controllate. "Acerola" è anche il nome conferito al frutto di color rosso fuoco, con diametro di 1-2 cm, che racchiude numerosi semi di minuscole proporzioni. I frutti maturi hanno un elevato tenore di vitamina C, B6, tiamina, riboflavina, niacina e provitamina A, nonché ferro, calcio, magnesio. In ogni caso i frutti si raccolgono ancora verdi, dato che il tasso di vitamina C è più elevato nel frutto acerbo. Occorre notare che l'elevato contenuto di vitamina C dell'Acerola viene solo leggermente degradato dal processo di essiccazione e quindi rimane pressoché inal­terato. È proprio l'elevato contenuto di vitami­na C naturalmente presente in questa pianta, che la rende efficace nel combattere o preve­nire attacchi batterici e virali che potrebbero scatenare influenza o altre malattie tipiche della stagione fredda; quindi l'Acerola può essere considerata una pianta in grado di  rafforzare l'organismo, ed abituarlo a combat­tere gli attacchi degli agenti esterni.

Rosa Canina

La Rosa Canina è una pianta molto cono­sciuta per rafforzare efficacemente le difese dell'organismo contro le infezioni e particolar­mente contro il comune raffreddore e le influenze.

In passato la Rosa Canina ebbe un ruolo importante nel fornire Vitamina C ai bambini bri­tannici durante la seconda guerra mondiale in sostituzione della normale fonte degli agrumi.

La Rosa Canina è una delle innumerevoli specie di rose selvatiche comuni nelle nostre campagne, soprattutto nell'Appennino; si trova facilmente in tutta Europa e forma siepi alte fino a 3 metri.

Le parti della pianta più usate sono sia le foglie che i frutti, ma possono essere impie­gate tutte le sue parti: per esempio i fiori e le foglie vengono usati in farmacopea per la pre­parazione di infusi e tisane, mentre con i petali dei fiori viene preparato il miele rosato.

La parte più importante della pianta per l'incremento delle difese immunitarie è rappresentata dal frutto che ha un elevato contenuto di Vitamina C, inoltre contiene un'importante fonte di bioflavonoidi, che sono in grado di facilitare l'assorbimento della Vitamina C e quindi agire in maniera sinergica. Altre mole­cole di interesse fitoterapico contenute nella Rosa Canina sono: tannini, pectine, acidi organici e polifenoli. E' dimostrato che la Rosa Canina è di stimo­lo nei confronti delle difese immunitarie, ripri­stinando la capacità di dare risposte immuni­tarie più rapide e potenti. Altra notevole pro­prietà della Rosa Canina è quella antiallergi­ca, ossia limita gli episodi di attacchi allergici; inoltre svolge un'importante azione terapeuti­ca in caso di infiammazioni acute che com­portano alterazioni delle mucose, soprattutto quando sono associate a componenti allergico  asmatiche. È per questo motivo che è un rimedio importante soprattutto nella preven­zione delle tipiche malattie da stagione inver­nale, che possono essere aggravate da episo­di allergici.

 Anche l'Aloe possiede azione immunostimolante, e numerosi studi sono stati condotti per verificare questo potere: si è constatato che il suo succo può di incrementare l'attività delle cellule del Sistema Immnitario.

In uno studio in vitro, condotto da Suzuki e collaboratori nel 1979, è stato dimostrato che alcune molecole estratte dal succo di Aloe permettono ai linfociti umani di incrementare la produzione di anticorpi; ma si tratta, appun­to, di uno studio in vitro e di molecole estrat­te e purificate.

Studi più recenti hanno verificato che il potere immunostimolante risiede nella frazione zuccherina della pianta, e in particolare è l'acemannano il polisaccaride maggiormente coinvolto in tale azione.

L acemannano aumenta sia il numero di monociti e macrofagi che la loro attività, inol­tre, in vitro, è in grado di aumentare la produ­zione di interferone e TNF a; inoltre tale mole­cola ha evidenziato potere antivirale. (Enhancement of allo-responsiveness of human lymphocytes by acemannan (Carrisyn). Womble D, Helderman JH. Int J Immunopharmacol 1988; 10(8):967-74).

In un altro studio è stato verificato che altri polisaccaridi dell'Aloe sono in grado di stimo­lare l'attività e la crescita delle cellule del derma.

Un'esposizione cronica della pelle alla luce del Sole fa si che i raggi ultravioletti B (UVB) sopprimano il sistema immunitario a livello della cute: infatti si registra una diminuzione dei linfociti, e tale fenomeno potrebbe essere correlato allo sviluppo del cancro alla pelle  Questi studi hanno verificato che il succo delle foglie di Aloe protegge dalla soppressio­ne del sistema immunitario indotta dagli UVB.

Infatti si è verificato che la pelle, preventiva­mente trattata con estratti dalla foglia di Aloe e successivamente esposta ai raggi UVB, non presenta danni sospetti. (Modified Aloe barbadensis Polysaccharide with Immunoregulatory Activity; Z. Qiu, K. Jones, M. Wylie, Q. Jia, S. Orndorff; Planta Medica 66 (2000).

Infine possiamo affermare che non esistono ancora studi scientifici che dimostrino con sicurezza l'azione antitumorale dell'Aloe, ma pare accertato che il succo di Aloe contribui­sca a ridurre gli effetti collaterali della terapia contro il cancro.

Precauzioni d'Uso

Il fatto di utilizzare un rimedio naturale per combattere raffreddori, influenze e infiamma­zioni alle vie respiratorie non esclude l'uso di antibiotici quando questi siano importanti per riacquistare appieno lo stato di salute.

Essendo l'Echinacea in grado di potenziare il Sistema Immunitario, rendendolo più sollecito nel contrastare lo sviluppo delle malattie tipi­che della stagione fredda, il consiglio è quello di assumerla in maniera da prevenire gli epi­sodi di malattia; in questo modo saremo più sicuri di trascorrere un inverno al riparo dagli attacchi di virus e batteri, e quindi potremo anche evitare di dover seguire una terapia antibiotica per riacquistare la salute.

Ecco che anziani e bambini, e solitamente tutti quei soggetti che tendono ad ammalarsi facilmente nella stagione fredda, o chi fre­quenta luoghi affollati e quindi più a rischio di contagio, possono tranquillamente seguire una terapia di prevenzione a base di Echinacea.

In ogni caso l'Echinacea, essendo dotata di proprietà curative, si dimostra efficace anche nel combattere e ridurre il periodo di malattia, e quindi può essere tranquillamente assunta anche a scopo terapeutico. La credenza di molte persone che l'uso di Echinacea non si possa prolungare oltre le due settimane di tempo, ma questa è una cat­tiva interpretazione delle Monografie Tede­sche di alcuni anni addietro, dove si afferma­va che gli effetti dell'Echinacea non sono mai stati studiati oltre le due settimane di tempo. Questo non significa assolutamente che l'uso non possa essere prolungato oltre per­ché pericoloso.

D’altro canto esistono conferme che i molteplici effetti dell'Echinacea si fanno via via più deboli dopo un uso prolungato che va oltre le 8 settimane; per tanto il consiglio che diamo è quello di sospendere il trattamento per alcuni giorni nel caso ci si dovesse accorgere di una diminuzione degli effetti del prodotto, per poi ricominciarlo in seguito in caso di necessità.

Sono stati effettuati numerosi test di labora­torio per verificare se l'uso dei prodotti a base di Echinacea potessero presentare una even­tuale tossicità, questo per il fatto che i prepa­rati a base di Echinacea sono sempre più richiesti ed utilizzati da un gran numero di persone.


Alcuni risultati dei test più significativi per la
verifica della tossicità sono qui di seguito riportati.

 Singole dosi orali (ed anche endovenose) del succo concentrato di Echinacea non hanno dimostrato l'insorgenza di alcun effetto tossico acuto durante i test effet­tuati sui topi di laboratorio.

 Dopo 4 settimane di somministrazioni di dosi orali (pari alla dose umana) di estratto di Echinacea a topi di laboratorio, test di verifica non hanno evidenziato l'insorgen­za di alcun effetto tossico di tipo cronico.

w Sono stati condotti anche test per verifica-re se l'estratto di Echinacea potesse avere potere mutageno (ossia essere in grado di sviluppare tumori); tali verifiche sono state condotte in vitro su alcuni tipi di microrganismi e su cellule di mammifero; in ogni caso le verifiche hanno riportato risultati negativi, ossia Echinacea e i suoi compo­nenti non hanno alcun potere cancerogeno.

i può quindi affermare che l'uso di questa pianta sia completamente sicuro, in quanto non ha riportato casi di tossicità sia nei test di laboratorio che nei soggetti in cura con prodotti a base di tale pianta.

Effetti collaterali

L Echinacea è un prodotto naturale altamen­te sicuro e privo di effetti collaterali: non ha mai fatto segnalare sintomi che dovessero indurre il paziente a sospendere la cura in corso.

In ogni caso è risaputo che nei tre anni com­presi tra il 1993 e il 1996 la FDA (il "Ministero della Sanità" Americano) ricevette 8 rapporti di persone differenti che assunsero Echinacea ed accusarono effetti collaterali; questi rap­porti includevano disturbi addominali e al fegato.

Le analisi effettuate sui prodotti assunti da queste persone portarono alla luce che questi prodotti erano contaminati da sostanze inquinanti e quindi i sintomi degli effetti collaterali non erano attribuibili all'Echinacea, bensì agli inquinanti.

Benché l'Echinacea sia definita come pianta estremamente sicura dal punto di vista tossicologico, e quindi priva di effetti collaterali, alcune persone potrebbero presentare fenomeni allergici in seguito all'assunzione di deri­vati di Echinacea, specialmente quelle che sono allergiche ai fiori della margherita e ad altre piante appartenenti alla famiglia delle Composite; ma in ogni caso è molto raro che si verifichi allergia in seguito alla sommini­strazione orale di Echinacea.

In conclusione si può affermare che i pro­dotti a base di Echinacea sono particolarmente sicuri e privi di effetti collaterali che possono indurre alla sospensione della terapia. Non è un controsenso scrivere un capitolo sulle controindicazioni ad un rimedio fitoterapico che si è appena descritto come privo di tossicità e di effetti collaterali; infatti le controindicazioni non derivano tanto da questi fenomeni, quanto dalla stessa attività immunostimolante dell'Echinacea.

Pertanto la maggiore controindicazione di un preparato a base di Echinacea è rivolta ai sog­getti che hanno subito un trapianto d'organo e sono in cura con farmaci per evitare il rigetto, infatti questi farmaci sono assunti per "dimi­nuire la sensibilità" del Sistema Immunitario, al fine di evitare che quest'ultimo recepisca estraneo l'organo trapiantato e tenti di distruggerlo.

Di seguito sono riportati altri casi in cui è consigliato evitare l'assunzione di Echinacea.

 

Gravidanza: la farmacopea tedesca (come già accennato in precedenza è la Germania il paese europeo ad aver intra­preso la maggior parte degli studi) mette in guardia dall'uso di Echinacea durante la gravidanza, anche se non esistono fonti sicure che  possano  confermare  questo consiglio; è forse proprio la mancanza di dati attendibili a suggerire un comporta­mento prudente nella somministrazione di rimedi a base di Echinacea durante questo delicato periodo.

Malattie autoimmuni e leucemia: la

farmacopea tedesca ha elencato tutta una serie di malattie sistemiche ad andamento progressivo, tra cui la tubercolosi, la leu­cemia, la sclerosi multipla, la leucosi, come controindicate all'uso di Echinacea; anche tutte quelle malattie che comporta­no anomalie alle cellule del sangue, soprattutto i globuli bianchi, sono controin­dicate all'uso dell'Echinacea essendo que­sta in grado di stimolare proprio su questo tipo di cellule.

Persone che presentano già un sistema immunitario molto attivo potrebbero anche fare a meno di assumere Echinacea, anche se non vi sono studi che possano confer­mare un pericolo per la salute in tal senso.

HIV e AIDS: persone infettate dal virus HIV devono prestare attenzione all'uso di Echinacea, in quanto si è notato che in tal caso i macrofagi riescono diffondere il virus ai linfociti non ancora infettati, e di conseguenza lo sviluppo della malattia potrebbe subire un'accelerazione.

 Allergie: persone che presentano forme allergiche alla famiglia delle Composite (margherita, girasole, tarassaco, ecc.) devono stare attenti all'uso di Echinacea, in quanto potrebbero risultare allergici anche a questa; non esistono, comunque, studi scientifici approfonditi riguardo l'uso dell'Echinacea in persone allergiche alle composite.

 Sindrome della Fatica Cronica:

chi presenta questa Sindrome e assume Echinacea, solitamente riferisce un peggioramento dei sintomi dell'affaticamento, e accusa dolori articolari, e problemi di concentrazione.

Questo fenomeno sembrerebbe corretto all'incremento dell'attività del Sistema Immunitario e non tanto ad un qualche rapporto con la malattia. Ad ogni modo studi sperimentali stanno cercando di scoprire se esi­stono veramente correlazioni tra questi due fenomeni.